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2 - Relazioni

 Una considerazione odierna ad esempio, afferma che… ‘’il tempo è denaro’’ e tutto viene stabilito in base a quanto tempo è necessario per fare una cosa, un tempo che poi ha un valore diverso secondo le professioni o le richieste del mercato.

Io credo che questa sopravalutazione ad esempio, sia completamente da rivedere, in quanto il tempo scorre uguale per tutti ed un lavoro è un lavoro, nel senso che se è da fare si fa, al di là di quanto ci si impiega. Un altro esempio, ho degli olivi che ho piantato vent’anni fa e sono in produzione, personalmente non sono in grado di occuparmi della parte manuale e se chiamo qualcuno pagandolo ad ore ottengo un olio che mi verrà a costare tantissimo. Le soluzioni rimangono quella di non raccogliere, oppure quella di dare l’opportunità a dei ‘’volontari del nuovo corso’’ di poter occuparsi della cura e della raccolta dell’olivo nel ‘’loro’’ tempo ‘’libero’’. Il risultato sarà così certamente positivo per me che in quanto proprietario riceverò una parte del prodotto, per loro che se pur non pagati potranno avere il miglior olio di qualità per l’autoconsumo e in parte per la vendita, e per gli stessi olivi che riprenderanno ad ‘’esistere’’ entrando in relazione con noi umani.

Questo mi rimanda ad altre relazioni, riscoperte per caso qualche anno fa, come quella tra me, tre tedesche di Berlino ed un albero di cachi.

I cachi…, io li ho sempre visti, appesi in gran quantità e poco apprezzati, tanto che per la maggior parte non vengono nemmeno raccolti. Un frutto del secolo scorso, che non pretende cure o trattamenti, non si ammala e dura tanto. Un frutto selvatico, naturalmente biologico, arrivato chi sa da dove, forse dalla Cina, che si è ben adattato al nostro ambiente e che non ho mai visto in altri continenti e nemmeno in Europa. Un frutto energetico ricco di elementi, che si diceva avere lo stesso nutrimento di un uovo e che per questo sembra venisse apprezzato. Ma ora no. A nessuno piace, nessuno lo raccoglie e non lo trovi nemmeno al mercato, perché troppo delicato per essere commercializzato, anche se obbiettivamente possiede solo delle qualità, ma non è di moda, ed arriva il kiwi dall’Australia a sostituirlo. Così il caco dal mio punto di vista, rimaneva sempre li, come in un angolo, mai apprezzato e banale, fino a quando queste donne del nord l’hanno visto con i loro occhi, incredule e ne sono riamaste conquistate.

Inverno, giornate corte, umidità, nebbia al mattino e la sera. E’ in questa atmosfera che le tre donne arrivate fresche dalla metropoli, passeggiando nella campagna autunnale intravedono un albero di cachi a loro sconosciuto. I frutti arancioni sono come piccoli soli appesi ai rami spogli, che emanano una luce fluorescente, carichi di energia come un corpo alieno ed effettivamente vederlo emergere dalla nebbia è come una visione.

Rimangono stupite e mi chiedono cos’è, iniziando a valutare l’impatto visivo e poi la consistenza di quei frutti mai visti/sconosciuti, una di loro si propone di dipingerlo e tutte e tre sono eccitate. Ed io quasi d’improvviso mi rendo conto della straordinarietà della visione e della presenza di questo ‘’corpo’’ sconosciuto, e lo guardo da un'altra angolatura, lo vedo sotto un'altra dimensione e di colpo mi sento quasi orgoglioso che mi appartenga da sempre, Ed anche ‘’lui’’, ora che l’ho riconosciuto, sembra finalmente poter esprimere la propria essenza, la propria personalità e riconoscenza.

Così è bastato questo sguardo nuovo per farmi rivalutare questo albero magnifico, ma è uno sguardo che non solo rinnova la sua immagine, ma che rivitalizza il suo stesso essere riportandolo in vita e permettendogli di esistere e di ‘’agire’’. E così entrando in relazione, ora siamo semplici presenze, in grado di scambiarsi informazioni ed energia, ognuno con le sue prerogative, animali, vegetali, culturali, naturali, ognuno con le sue qualità pronti a dare il proprio contributo.

E’ bastato uno sguardo nuovo, una nuova visione.