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4 - Sei gradi di separazione e interdipendenza

La teoria di sei gradi di separazione sostiene un rapporto interpersonale che mette in comunicazione tutti gli individui del pianeta tramite una rete di conoscenze che comprende non più di 6 elementi  e che di conseguenza afferma che ognuno di noi  è legato ad un’ altra persona attraverso non più di sei gradi di relazione.

L’assunto ‘’parascientifico’’ si rivela essere ancora più interessante andando a confermare quanto condiviso da molte religioni, che sostengono un interrelazione tra tutti gli esseri umani del pianeta e che per questo propongono ‘’soluzioni omogenee’’ per la ‘’salvezza dell’umanità’’.

Di queste quella che certamente si occupa maggiormente della questione, è quella religione ‘’senza Dio’’ considerata per lo più una ‘’filosofia applicata’’, che è il Buddhismo. Uno dei suoi concetti cardine è quello dell’’’interdipendenza’’, che si allarga a tutti gli esseri ed afferma che ogni cosa è fatta da ogni altra cosa e che non c'è esistenza separata ma  un‘’interessere’’.

Nel Buddhismo, il concetto di individuo si trova nell'anatman, o "non-sé". Secondo l'"anatman", l'individuo è in realtà una serie di processi interconnessi che, lavorando insieme, danno l'impressione di essere un tutto singolo e separato. Invece di un atomico, indivisibile "sé" distinto dalla realtà, nel buddismo l'individuo è inteso come la parte interrelazionata di un impermanente universo in continua evoluzione.

Con il suo concetto di interconnessione di tutte le forme di vita in una complessa rete, nel Buddhismo la stessa umanità è vista come una parte della natura, così considerando che ogni individuo è connesso a tutto ciò che esiste sulla terra, ne consegue che il destino del nostro pianeta è influenzato dalle singole azioni individuali.

Dato il profondo legame che unisce tra loro tutti gli esseri viventi, secondo il Buddhismo non si può pensare la propria felicità separata da quella degli altri. L’egoismo impedisce una visione chiara della vita, per questo attraverso la pratica si ricerca di far emergere la compassione, che va oltre gli opposti egoismo/altruismo, percorrendo ‘’la via di mezzo’’ predicata dal Buddha.                                                                                              Confermando anche le recenti tesi olistiche riguardo l’uomo e la realtà planetaria, non esistono le classiche ‘’separazioni’’ che conosciamo in Occidente, la mente non può esistere separata dal corpo, l’individuo dall’ambiente o una persona da tutti gli altri esseri viventi. Così dal momento che il sistema ecologico del pianeta, le relazioni sociali e la vita interiore dell’individuo sono mutuamente connessi, il potere armonizzante della compassione e della saggezza possono realizzare una trasformazione che diventa la base per la soluzione dei complessi problemi globali. Umanità e natura, società umana e universo interiore sono tutti intimamente interconnessi, e la forza vitale degli esseri umani è sempre l’asse principale per la trasformazione di tutti e tre. 

Oggi la desertificazione dell’ambiente naturale corrisponde esattamente alla desertificazione spirituale della vita interiore degli esseri umani. Le relazioni tra umanità e natura sono parte dei complessi nessi relazionali tra esseri umani e tra se stessi e la propria vita interiore. L’egoismo di esseri umani il cui ambiente interiore è inquinato e desolato inevitabilmente si manifesterà nella dominazione, deprivazione e distruzione dell’ambiente esterno. A completare il ciclo, un ambiente esterno impoverito e desolato rompe il ritmo della vita interiore dando così ulteriore spazio all’egoismo e all’avidità. 

’Il concetto di interdipendenza è molto utile per acquisire una visione chiara e giusta del mondo e per indirizzare il nostro atteggiamento nei confronti dei nostri simili, gli altri esseri umani, dell'ambiente, che comprende gli animali, gli uccelli, tutto...
In tale prospettiva diventa chiaro come l'interdipendenza non significhi affatto che il mio interesse dipende dagli altri. No. Il mio futuro è intimamente legato al benessere degli altri Il mio benessere dipende da quello degli altri. La loro felicità è la mia. Ci si rende conto allora che l'idea di interconnessione fra gli esseri e le cose è tutt’altro che astratta.
Quest’idea spiega con chiarezza anche la struttura del mondo economico moderno.
Oramai il concetto di nazione, la "mia" nazione o la sua, nella misura in cui indica una regione limitata, è antiquato. la struttura economica contemporanea supera le frontiere nazionali. Così anche per l'ecologia oggi la situazione è cruciale e a meno che l'intera umanità non si unisca in uno sforzo comune, affronti globalmente la minaccia, a meno che non siamo tutti solidali, non possiamo risolvere il problema.
Quando guardiamo la terra dallo spazio, non possiamo scorgere nessuna frontiera: solo un piccolo pianeta blu. Un pianeta UNO! il problema come oggi si pone riguarda il futuro del pianeta intero. Diviene così evidente che la nostra sopravvivenza stessa è intimamente legata agli altri fattori. L'interdipendenza che il buddismo predica non appare ormai più un' astrazione ideologica,ma un fatto avvenuto’’.

S.S. Dalai Lama 

 

i Tre Sigilli del Dharma                                                                                                      Tradotto da: "The song of no coming no going" di Thich Nhat Hanh                                                                 

Il primo sigillo è l'IMPERMANENZA.
Ogni cosa è in continuo cambiamento. Niente rimane uguale per due momenti consecutivi. Se un insegnamento si oppone a ciò, non è un vero insegnamento.

Il secondo sigillo del Dharma è il NON SE'.
Non sé significa nessuna esistenza separata. E' lo stesso che "interessere" (interconnessione).
Ho incontrato un certo numero di buddhisti che hanno paura ad usare la parola  perché pensano che sia una parola poco buddhista. Rispondo che se essi usano la parola  con la consapevolezza che il sé è fatto di elementi di non-sé, saranno sufficientemente al sicuro. Così il secondo sigillo del Dharma è il non-sé. Ogni cosa è fatta da ogni altra cosa. Non c'è esistenza separata: interessere. Queste due cose possono essere considerate come una, due espressioni della stessa realtà. Ma non ci si dovrebbe aggrappare strettamente nemmeno ai due concetti di impermanenza e non-sé. La zattera non è la sponda.

Il terzo sigillo è il NIRVANA.
Nirvana è ciò in cui prendiamo rifugio. Quello che è importante qui, è che il Nirvana non è qualcosa di diverso dall'impermanenza e dal non-sé. Non è un mondo separato.

 

 

Nel Sayutta Nikāya, una delle principali raccolte del detti del Buddha, vi è un colloquio tra il Maestro e Ānanda, uno dei suoi allievi più fedeli e più intelligenti, che dà una descrizione assai efficace, benché metaforica, della qualità relazionale che caratterizza ogni aspetto della realtà:

– Ānanda, tra gli elementi interconnessi che hanno fatto sì che la ciotola esista, vedi dell’acqua? – Certo, signore. Il vasaio ha avuto bisogno di acqua per impastare l’argilla e modellare la ciotola. – Dunque l’esistenza della ciotola dipende dall’esistenza dell’acqua. Inoltre, Ānanda, vedi l’elemento fuoco? – Certo, signore. È stato necessario il fuoco per cuocere l’argilla, dunque vedo in essa fuoco e calore. – Che altro vedi? Vedo aria, senza la quale il fuoco non si sarebbe acceso e il vasaio non avrebbe respirato. Vedo il vasaio e l’abilità delle sue mani. Vedo la sua coscienza. Vedo il forno e la legna che l’ha alimentato. Vedo gli alberi che hanno fornito la legna. Vedo la pioggia, il sole e la terra che hanno fatto crescere gli alberi. Signore, vedo migliaia di elementi interconnessi che hanno concorso alla formazione di questa ciotola. – Eccellente, Ānanda! Contemplando questa ciotola si vedono in essa gli elementi interdipendenti che le hanno dato origine. Questi elementi, Ānanda, sono all’interno e all’esterno della ciotola. Un elemento è la tua stessa coscienza. Ānanda, se tu togliessi il calore per restituirlo al sole, se restituissi l’argilla alla terra, l’acqua al fiume, il vasaio ai genitori e la legna alla foresta, esisterebbe ancora la ciotola? – No, signore. Restituendo alla loro origine gli elementi che hanno concorso alla formazione della ciotola, questa non esisterebbe più.